Protezione Civile

Come diventare Volontario di Protezione Civile

Pubblicato il

Per diventare volontario di Protezione Civile che devo fare ?

 

Ecco come fare, da semplici cittadini, per entrare nel sistema organizzato di soccorsi e aiuti e dare un contributo nei luoghi dove si manifestano situazioni calamitose.

Come si diventa volontari della Protezione civile? Quale strada bisogna seguire per poter dare il proprio contributo, sulle scene di catastrofi e tragedie, all’interno del sistema strutturato di soccorso e aiuto? A chi ci si deve appoggiare, per essere di aiuto e non di intralcio? E poi, come ci si regola al lavoro durante le assenze per le missioni?

Primo step : iscriversi ad un’ Associazione

La prima cosa da fare, obbligatoria, è iscriversi a un’organizzazione privata no profit registrata e riconosciuta, oppure a un gruppo comunale o intercomunale.

Le possibilità sono migliaia. Il consiglio è quello di orientarsi in base alle proprie competenze, alla vicinanza alla propria abitazione, alla specializzazione operativa dell’associazione e all’ambito territoriale di intervento, che può essere locale, regionale, extraregionale, esteso a tutto il territorio nazionale e all’estero. Bisogna però avere almeno 18 anni, essere in buone condizioni fisiche e possedere “requisiti di moralità, affidabilità, buona volontà e disponibilità”.

I recapiti di associazioni riconosciute e gruppi cui iscriversi si trovano online, partendo dal portale www.protezionecivile.gov.it., dal quale si arriva anche ai siti regionali e agli elenchi territoriali. Informazioni vengono fornite pure dai singoli comuni.

Secondo step : seguire il corso di formazione

Il passo successivo è l’addestramento, che avviene con corsi di formazione ad hoc ed esercitazioni periodiche.  Le prestazioni, in caso di chiamata e attivazione nei luoghi di intervento, sono gratuite. Ma per i volontari, così come avviene per i donatori di sangue, ci sono una serie di garanzie.

Le associazioni e i gruppi di riferimento devono stipulare una assicurazione.

Al lavoro come si è tutelati?

I lavoratori dipendenti, pubblici e privati, hanno diritto a mantenere l’impiego e la retribuzione base. Il datore di lavoro paga loro lo stipendio durante i periodi di missione e poi chiede il rimborso alla Protezione civile.

I lavoratori autonomi e i liberi professionisti, sempre per avere il rimborso, devono presentare direttamente la richiesta, allegando copia della dichiarazione dei redditi, per documentare i mancati guadagni durante le attività volontarie. Il limite indicato è di € 103,29 al giorno. Per disoccupati e casalinghe non è prevista alcuna indennità. Spesso però l’organizzazione o il gruppo di riferimento rimborsano le spese sostenute.

Quanto ci si può assentare per le missioni?

I volontari di Protezione civile possono essere impegnati al massimo per 30 giorni consecutivi, anche se nelle situazioni più critiche e pesanti a volte i turni sono meno lunghi. Il tetto annuale è di 90 giorni complessivi. Per le emergenze gravi i tempi raddoppiano. Anche per i “civili” è previsto l’utilizzo all’estero, come è successo ad esempio dopo il terremoto in Nepal. Occorre avere le specializzazioni richieste dallo scenario. Cambia la “regia”, non più italiana, ma europea.

Servizio civile e pompiere volontario

Un’altra possibilità di partecipazione agli interventi strutturati di Protezione civile è offerta, per i giovani, dal servizio civile (www.serviziocivile.gov.it). Un’altra ancora, se si hanno meno di 45 anni, è quella di diventare vigile del fuoco volontario (www.vigilifuoco.it).

I gruppi spontanei

Poi nulla vieta di impegnarsi al di fuori delle strutture organizzate , in modo spontaneo, sganciato dalla “macchina” ufficiale dei soccorsi. Il rischio è di essere tenuti lontani dalle zone rosse e di essere considerati d’intralcio, più che di aiuto. “I volontari – è il messaggio ripetuto in questi giorni dal cratere sismico – devono essere preparati e organizzati. Altrimenti non servono e aggiungono problemi, anziché risolverne”.